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	<title>Outsider - Partito degli Esclusi</title>
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		<title>Il 5 maggio 2012 a Roma: guardiamoci in faccia</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 15:36:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Outsider</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ti aspettiamo il prossimo sabato 5 maggio alle 15.30 a Roma (fornendoti anche l’alibi per un fine settimana primaverile nella Capitale) per conoscerci meglio, “guardarci in faccia” e fare in modo che la nostra collaborazione diventi sempre più reale, incisiva e utile. Molti di noi abitano nelle varie regioni e città italiane ed europee e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;" align="center"><span style="font-family: Verdana;"><br />
</span></div>
<div style="text-align: left;" align="center">
<p><strong>T</strong><span style="font-family: Verdana;"><strong>i aspettiamo il prossimo sabato 5 maggio alle 15.30 a Roma</strong> (fornendoti anche l’alibi per un fine settimana primaverile nella Capitale) per conoscerci meglio, “<strong>guardarci in faccia</strong>” e fare in modo che la nostra collaborazione diventi sempre più reale, incisiva e utile. </span></p>
<div>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;">Molti di noi abitano nelle varie regioni e città italiane ed europee e non a Roma: vogliamo valorizzare la nostra presenza diffusa, favorendo la conoscenza reciproca tra outsider che vivono e operano in contesti diversi ma condividono l’obiettivo di trasformare (rivoluzionare, sarebbe meglio dire) i partiti esistenti o di crearne di nuovi, trasparenti, democratici e contendibili. Senza regalare spazi al qualunquismo e all’antipolitica.</span></p>
<div>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;">Manca circa un anno alla fine della legislatura: <strong>più sapremo fare rete, tra persone innovatrici e “porta-valori”, più il nostro peso crescerà e potremo incidere sulle scelte politiche nazionali. Dobbiamo lottare perché nel 2013, in Parlamento, ci siano molti outsider</strong> (non importa eletti in quali liste, conteranno i contenuti) in grado di proporre e votare rendendo l’Italia un Paese più aperto, competitivo e pieno di opportunità.</span></p>
<div>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;">D’ora in poi faremo incontri ed eventi “itineranti”, ogni volta in un posto diverso d’Italia e d’Europa, e dopo il 5 maggio Roma smetterà di essere il fulcro della nostra organizzazione.</span></p>
<div>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;">Per confermare la tua partecipazione e conoscere il luogo dell’incontro, scrivici entro mercoledì 2 maggio all’email <a href="mailto:info@partitodegliesclusi.it">info@partitodegliesclusi.it</a>.</span></p>
<div style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;">Un caro saluto, contiamo di vederti a Roma il prossimo weekend!</span></div>
<div>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;">I Portavoce di OUTSIDER</span></p>
<div style="text-align: left;"><a title="http://www.partitodegliesclusi.it/?page_id=382" href="../?page_id=382"><span style="font-family: Verdana;">http://www.partitodegliesclusi.it/?page_id=382</span></a></div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
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		<title>Ben oltre Monti: gli outsider dovranno pesare in politica</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 15:54:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Outsider</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi ha criticato più duramente la Seconda Repubblica, battendosi per evidenziare come e quanto l&#8217;ingovernabilità e l&#8217;inutilità della dialettica ultra/anti-berlusconiani stesse danneggiando l&#8217;Italia e, in particolare, certe categorie di italiani (gli outsider, quelli estromessi dalle grandi scelte strategico-politiche del nostro Paese negli ultimi 20 anni), in questi mesi si sente ripetere una domanda, se si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Chi ha criticato più duramente la Seconda Repubblica, battendosi per evidenziare come e quanto l&#8217;ingovernabilità e l&#8217;inutilità della dialettica ultra/anti-berlusconiani stesse danneggiando l&#8217;Italia e, in particolare, certe categorie di italiani (gli outsider, quelli estromessi dalle grandi scelte strategico-politiche del nostro Paese negli ultimi 20 anni), in questi mesi si sente ripetere una domanda, se si consideri ormai soddisfatto, giacché abbiamo al Governo Mario Monti, a detta di molti un salvatore della Patria alla guida del “migliore dei Governi possibili”.</p>
<p align="JUSTIFY">Provo a dare una risposta. Una breve premessa “storica” è d&#8217;obbligo. Quando iniziò la Seconda Repubblica avevo intorno ai 13 anni e andavo alle scuole medie (oggi ne ho 32 e faccio l&#8217;avvocato). Dopo circa un decennio, nel 2003, cominciai una “guerra” culturale – sì, una “guerra” pacifica, tante battaglie unite dal medesimo fine – per cercare di superare quello che mi sembrava, e sono convinto fosse, un pessimo sistema politico, tutto focalizzato su questioni personali o di basso profilo, schiavo dei sondaggi, comunicato senza approfondimenti e a suon di promesse, proclami, baruffe insensate, un bipolarismo ottuso, miope ed egoista nei confronti delle nuove generazioni.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel 2006 organizzai una campagna, Coalizione Generazionale, che mise insieme più di mille giovani eletti e dirigenti under-35 di partiti e movimenti italiani, alleati trasversalmente al di là delle differenze ideologiche e delle appartenenze perché consapevoli di appartenere alla macro-generazione degli “esclusi”, quelli penalizzati dalle non scelte, dalle mancate liberalizzazioni, dalle corporazioni e dai privilegi della gerontocrazia politica. Fu un&#8217;iniziativa importante, servì a diffondere consapevolezza sull&#8217;anomalia e sull&#8217;ingiustizia inter-generazionale italiana. Quell&#8217;esperienza ha poi contribuito alla nascita, nel 2011 in piena agonia del Governo Berlusconi, di “Outsider – Partito degli Esclusi”, che non è un partito (il nome provoca apposta) ma un movimento “issue based” di rappresentanza di quanti, giovani, donne, italiani all&#8217;estero per necessità e virtù e stranieri di seconda generazione in Italia, non riescono ormai da troppo tempo a fare sentire il proprio peso politico e subiscono, viceversa, quello d&#8217;una classe dirigente inadeguata, bolsa, decotta ma ancora aggrappata al potere. Di quanti vorrebbero meno posti fissi e più opportunità. Di quanti chiedono libertà (d&#8217;impresa, d&#8217;espressione, di scommessa sul futuro) senza temere la competizione.</p>
<p align="JUSTIFY">Questo decennio d&#8217;impegno per fare arrivare la Terza Repubblica, mi dico, non è stato buttato: si iniziano a vedere i primi frutti.</p>
<p align="JUSTIFY">E veniamo al “migliore dei Governi possibili”, il Governo Monti: dobbiamo ritenerci oramai soddisfatti, noi “outsider”? La risposta è no.</p>
<p align="JUSTIFY">I tre decreti fino ad oggi sfornati dal Governo, parte dei quali è ancora in balia dei flutti delle fasi di conversione parlamentare, dimostrano due cose: primo, il Governo Monti è un miracolo in sé; secondo, il Governo Monti non è abbastanza potente e non è miracoloso.</p>
<p align="JUSTIFY">Quanto alla prima constatazione, è impossibile negare che i tre decreti (salva/cresci/semplifica) abbiano portato novità imponenti, e mi riferisco soprattutto alla provvidenziale riforma delle pensioni. Non tutto è stato perfetto, alcune norme sono state probabilmente un po&#8217; “tirate via” e andrebbero raffinate, ma è inutile fare i benaltristi: dopo vent&#8217;anni di stasi, abbiamo visto un Governo fare il suo mestiere senza ammiccare alle corporazioni e al vecchiume imperante.</p>
<p align="JUSTIFY">La seconda considerazione, invece, è meno rosea: mi iscrivo alla categoria dei “benoltristi”. E&#8217; necessario guardare ben oltre. Monti deve comunque fare i conti con un Parlamento composto da Deputati e Senatori che appartengono alla Seconda Repubblica: il suo Governo può fare molto, in nome della crisi e dell&#8217;emergenza, ma tanto resta fuori da quei decreti. Il benaltrista ne farebbe una colpa a Monti &amp; Co., il benoltrista ringrazia Monti ma ne vede i limiti esterni, sa che Super-Mario non può spingersi al di là di un certo confine per non fare venire meno i voti del potere legislativo e per non fare cadere l&#8217;esecutivo.</p>
<p align="JUSTIFY">Cosa manca all&#8217;appello? La lista sarebbe lunga. Dagli scorpori delle reti di telecomunicazioni e ferroviarie, alla sottrazione all&#8217;esclusiva dei notai di certi atti che potrebbero benissimo curare anche altre categorie professionali o perfino la P.A., dalla vera liberalizzazione dei farmaci di fascia C (peccato la rinuncia last minute nel DL Liberalizzazioni) all&#8217;attenuazione – se proprio non si vuole abolire – del valore legale del titolo di studio, togliendo ad esso rilevanza nei concorsi pubblici. La riforma dell&#8217;università, per renderla più vicina al mercato e al merito. E poi vedremo quali saranno i risultati del tentativo di riforma del mercato del lavoro: se sarà possibile introdurre veramente il contratto unico con indennizzi/sussidi di disoccupazione per tutti o se, invece, la trattativa con i sindacati porterà a sacrificare ancora una volta solo le categorie più giovani e meno protette (le uniche alle quali, per esempio, verrebbe applicata nei primi anni di lavoro l&#8217;esclusione dell&#8217;art. 18, stando alla discutibile proposta di cui parlano i giornali e che troverebbe d&#8217;accordo una buona parte del “tavolo”). Ancora, nel nostro Paese va ricostruito da zero il welfare per le nuove famiglie, perché avere un figlio è un&#8217;impresa difficilissima, mancano le agevolazioni, le strutture e i servizi (asili, voucher famigliari), manca la “cultura pubblica dei bambini”. E intanto, i figli di immigrati nati in Italia giocano con i nostri figli, studiano, vivono con loro e noi li facciamo sentire stranieri fino ai 18 anni di età, senza “se” e senza “ma”: solo un Parlamento coraggioso e riformista inizierebbe a scrivere dei “se” e dei “ma” di civiltà e apertura nella nostra legislazione sulle cittadinanze di seconda generazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Per non parlare del grande macigno generazionale, il debito accumulato, che necessiterebbe, anch&#8217;esso, di una risposta straordinaria: l&#8217;abbattimento parziale una tantum, con il conferimento a un fondo quotato – sempre nelle mani salde dello Stato – del patrimonio pubblico, dalla cui valorizzazione poter ricavare le risorse per fermare il circolo vizioso degli interessi che avvelenano l&#8217;avvenire. Infine, la riforma dei partiti e l&#8217;attuazione del metodo democratico di cui all&#8217;articolo 49 della Costituzione: solo con partiti trasparenti e contendibili potremo sperare di consolidare un ricambio di classe dirigente, che in futuro sia composta né da nominati né da clientelari.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;elenco di opportunità di riforma potrebbe proseguire per molte pagine.</p>
<p align="JUSTIFY">Il ragionamento, comunque, è lineare: finché avremo questa composizione parlamentare, anche un ottimo Governo potrà fare, se non poco, non abbastanza. Dunque, non consideriamoci soddisfatti e lavoriamo per quello che accadrà dopo: è cruciale mettersi in moto per far sì che le donne e gli uomini che occuperanno gli scranni di Montecitorio e di Palazzo Madama dalla prossima legislatura siano quelli giusti e abbiano a cuore (e in mente) un&#8217;idea d&#8217;Italia aperta, sicura ma intraprendente e non sedentaria né timorata. Più “outsider” ci saranno, seduti in quelle Aule, più avremo possibilità di Governi efficaci, anche senza la presenza di eroi e di salvatori della Patria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Luca Bolognini</p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="mailto:luca@lucabolognini.it">luca@lucabolognini.it</a></span></span></p>
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		<title>Il 16 marzo 2012 vi aspettiamo a Roma, per le liberalizzazioni e un nuovo Parlamento</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 13:57:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Outsider</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi aspettiamo venerdì 16 marzo 2012 a Roma, dalle ore 16.00 terremo una tavola rotonda in piazza di San Salvatore in Lauro 13 (interno 4): parteciperanno rappresentanti di categorie professionali e sociali interessate alle liberalizzazioni, e ragioneremo insieme su tutto quanto resta ancora da fare per liberare l’Italia da lacci e incrostazioni corporative o mono/oligopoliste. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi aspettiamo <strong>venerdì 16 marzo 2012 a Roma</strong>, dalle ore 16.00 terremo una tavola rotonda in piazza di San Salvatore in Lauro 13 (interno 4): <strong>parteciperanno rappresentanti di categorie professionali e sociali interessate alle liberalizzazioni, e ragioneremo insieme su tutto quanto resta ancora da fare per liberare l’Italia da lacci e incrostazioni corporative o mono/oligopoliste</strong>.</p>
<p>Abbiamo dato un titolo a questo incontro: “<strong>Non è finita qui: per liberare l’Italia guardiamo oltre Monti</strong>”. Non faremo i “<em><strong>benaltristi</strong></em>” ma i “<em><strong>benoltristi</strong></em>”, perché il Governo Monti ha dimostrato di rappresentare una fase preziosa, seria, necessaria e tuttavia, <strong>finché il Parlamento non sarà rinnovato, non potremo sperare in riforme profondamente liberalizzatrici, che riducano veramente la spesa pubblica, i vecchi privilegi e limitino il ruolo dello Stato in economia</strong>.</p>
<p>Per confermare la vostra partecipazione, scrivete entro giovedì 15 all’email <a href="mailto:info@partitodegliesclusi.it">info@partitodegliesclusi.it</a>, contiamo sulla vostra presenza!<br />
___________________________________</p>
<p>Quello stesso pomeriggio, venerdì 16, verrà eletto e presentato anche il nuovo comitato dei Portavoce di Outsider: come promesso 6 mesi fa, infatti, i Fondatori lasceranno il posto a un nuovo esecutivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I Portavoce di OUTSIDER – Partito degli Esclusi<br />
<a href="http://www.partitodegliesclusi.it/?page_id=382">http://www.partitodegliesclusi.it/?page_id=382</a></p>
<p><a href="mailto:info@partitodegliesclusi.it">info@partitodegliesclusi.it</a></p>
<p>Outsider – Partito degli Esclusi, malgrado il nome, non è un partito ma un movimento che vuole trasformare i partiti e far nascere un nuovo modo di affrontare le scelte politiche. I problemi sono reali. I temi da affrontare sono delicati e seri. Le difficoltà generate dalla “società italiana duale” sono durissime. Per questo facciamo un “partito della seconda tessera” per chi già ne ha una ma vorrebbe portare valori diversi e più attuali nel dibattito politico, della prima tessera per chi non crede nei vecchi partiti ma sente di volersi impegnare per cambiare strutturalmente l’Italia. ESC non è estremista, non agirà per buttare via quanto di buono il Paese esprime. ESC non vuole raccontare balle ben vestite né promettere miracoli. Siamo arrabbiati, delusi, competenti, siamo professionisti e lavoratori che non vogliono il posto fisso ma esigono opportunità vere.<br />
<a href="http://www.partitodegliesclusi.it">www.partitodeglioutsider.it</a></p>
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		<title>Pacchetto &#8220;Vincere l&#8217;evasione fiscale&#8221;: ecco le proposte di OUTSIDER</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 08:03:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Outsider</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Italia, 20 febbraio 2012 &#8211; Il pacchetto presentato da OUTSIDER – Partito degli Esclusi include tre idee, contenute in 2 distinte proposte di legge: i. l&#8217;abolizione delle norme sul “solve et repete”, quelle per cui il contribuente è costretto a pagare anche se impugna l’atto di accertamento; ii. l’introduzione del contrasto di interessi con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Italia, 20 febbraio 2012 &#8211; Il pacchetto presentato da </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>OUTSIDER – Partito degli Esclusi </strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">include tre idee, contenute in 2 distinte proposte di legge:<br />
</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">i. </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>l&#8217;abolizione delle norme sul “</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em><strong>solve et repete</strong></em></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>”</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">, quelle per cui il contribuente è costretto a pagare anche se impugna l’atto di accertamento;</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">ii. l’introduzione del </span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>contrasto di interessi con la deducibilità fino a 3.000 euro di tutte le spese private</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> (dal caffè all’idraulico ecc.);</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">iii. l’istituzione della cosiddetta “</span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><strong>Lotteria Equitalia</strong></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">”, che farebbe estrarre ogni mese 1002 codici univoci vincitori, stampati sugli scontrini di pagamento elettronico (sfruttando le tecnologie POS già presenti in quasi tutti gli esercizi e incentivando così, oltre alla richiesta degli scontrini, anche il pagamento senza contanti). Il primo premio è un’aliquota IRPEF del 5% sull’anno in corso; il secondo premio un’aliquota del 10%. I 1000 premi restanti, ogni mese, corrispondono al doppio della cifra spesa nell’acquisto al quale lo scontrino si riferisce, fino a un massimo di 1000 euro. Infine, Equitalia diverrebbe anche soggetto premiante e non più solo esattore. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.partitodegliesclusi.it/PacchettoFiscale_OUTSIDER.pdf"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Leggete le proposte di legge nel documento completo, cliccando qui.</span></a></p>
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		<title>Cambiamo l&#8217;Università! Tre proposte per modernizzare lo studio e i concorsi</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 10:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Outsider</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[a cura di Lorenzo Castellani Inefficienze, sprechi, nepotismo, baronati, localismo, immobilismo sono i mali storici dell’università italiana. E’ il momento di cambiare con un’università libera per una società veramente aperta. Ci vuole davvero poco, è sufficiente copiare quello che esiste già in altri paesi e che funziona con successo. TRE PROPOSTE 1. ABOLIZIONE DEL VALORE [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a cura di Lorenzo Castellani</p>
<p>Inefficienze, sprechi, nepotismo, baronati, localismo, immobilismo sono i mali storici dell’università italiana. E’ il momento di cambiare con un’università libera per una società veramente aperta. Ci vuole davvero poco, è sufficiente copiare quello che esiste già in altri paesi e che funziona con successo.</p>
<p><strong>TRE PROPOSTE</strong></p>
<p><strong>1. ABOLIZIONE DEL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO</strong></p>
<p>Le Università devono essere libere di sviluppare e praticare i corsi che meglio credono sulla base dei propri obiettivi accademici, economici e di mercato. Così non succede.</p>
<p>Attraverso il valore legale del titolo di studio lo Stato impone corsi e programmi. Le Università non competono per produrre corsi di qualità. Sono dei diplomifici. Abolire il valore legale produrrebbe un’iniezione di competizione tra atenei, aumenterebbe la libertà di scelta degli studenti e di conseguenza, la meritocrazia.</p>
<p><strong>PRO</strong></p>
<ul>
<li>Istituti scolastici ed universitari, pubblici e privati, sono in concorrenza tra loro con un conseguente miglioramento qualitativo</li>
<li>Gli studenti saranno più liberi di scegliere come e dove istruirsi. Le università migliori cercheranno gli studenti più preparati a prescindere dal reddito e/o stato sociale.</li>
<li>Le università migliori potranno emergere e distinguersi dalle altre</li>
</ul>
<p><strong>COSA VUOLE CHI E’ CONTRO?</strong></p>
<ul>
<li>La scuola dipende solo dal Ministero, quindi dai politici, senza poter offrire programmi e formazione diverse da quelle scelte dalla burocrazia.</li>
<li>L’illusione dell’eguaglianza, tutte le università devono essere identiche.</li>
<li>Un accesso ai concorsi (pubblici) meno meritocratico.</li>
</ul>
<p><strong>2. ABOLIZIONE DEI CONCORSI UNIVERSITARI</strong></p>
<p>I concorsi universitari dovrebbero garantire alle università i docenti migliori. Così non è. Qualsiasi metodo concorsuale si è dimostrato un fallimento: non garantiscono il merito e sono spesso causa di corruzione, nepotismo e baronati. Le università non sono libere di scegliere secondo criteri di qualità ed economicità.</p>
<p>Le Università dovrebbero essere in grado di chiamare direttamente chi meglio credono.</p>
<p><strong>PRO</strong></p>
<ul>
<li>Ogni università è responsabile della qualità e dei costi di chi assume.</li>
<li>Fine di familismi, raccomandazioni, baronati e concorsi truffa.</li>
<li>I docenti competenti saranno premiati e insegneranno nelle università migliori.</li>
</ul>
<p><strong>COSA VUOLE CHI E’CONTRO?</strong></p>
<ul>
<li>Tutelare e conservare i baronati, mantenendo corsi inutili e posti per amici e parenti.</li>
<li>Un livello scadente di insegnamento.</li>
<li>Illudere che i docenti siano tutti uguali ed esistano concorsi perfetti.</li>
</ul>
<p><strong>3. LIBERALIZZARE LE RETTE</strong></p>
<p>Conoscenze e formazione sono la materia prima per il futuro dell’economia. Coltivarle costa. Chi paga? Lo Stato? Potrebbe se avesse le risorse per farlo. I privati? Se non lo fa lo stato. Oggi lo Stato lavora in perdita, spende cioè più soldi rispetto a quelli che incassa con il pagamento delle rette. Le università inoltre sono piuttosto vincolate al centralismo ministeriale, possono infatti discostarsi solo per il 20% del Fondo di finanziamento ordinario nella determinazione autonoma delle rette. Questo penalizza le università più efficienti e di qualità rispetto a quelle poco performanti e con una scarsa offerta didattica.</p>
<p><strong>PRO</strong></p>
<ul>
<li>Maggiori investimenti dei privati nell’università con conseguente sviluppo di sistemi meritocratici (Borse di studio) e stipulazione convenzioni con istituti bancari per prestiti agli studenti (prestiti d’onore).</li>
<li>Autonomia finanziaria e amministrativa delle università.</li>
<li>Chiusura sedi universitarie inefficienti e aumento libertà di scelta sulla base del rapporto qualità/costo della retta.</li>
</ul>
<p><strong>COSA VUOLE CHI E’ CONTRO?</strong></p>
<ul>
<li>Illudere che la formazione possa essere gratuita per continuare a mantenere costi non più sostenibili.</li>
<li>Sfavorire gli investimenti dei privati.</li>
<li>Mantenimento sedi universitarie inefficienti e di scarsa qualità.</li>
<li>Rette più basse, ma sistemi meno meritocratici e performanti.</li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>Questa notte ho fatto un sogno: mia figlia mi prestava l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 17:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Outsider</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.partitodegliesclusi.it/?p=455</guid>
		<description><![CDATA[di Luca Bolognini – co-fondatore e portavoce di Outsider – Partito degli Esclusi http://twitter.com/lucabolognini “Questa notte ho fatto un sogno” era un libro di Cesare Musatti, grande psicoanalista italiano nato dove poi, per puro caso, nacqui io (a Dolo, un grazioso paesino vicino a Venezia nel quale, alla fine degli anni ‘70, operava un buon [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Luca Bolognini – co-fondatore e portavoce di Outsider – Partito degli Esclusi<br />
<a href="http://twitter.com/lucabolognini" target="_blank">http://twitter.com/lucabolognini</a></p>
<p>“Questa notte ho fatto un sogno” era un libro di Cesare Musatti, grande psicoanalista italiano nato dove poi, per puro caso, nacqui io (a Dolo, un grazioso paesino vicino a Venezia nel quale, alla fine degli anni ‘70, operava un buon reparto di ostetricia e neonatologia, ragion per cui mia mamma fu indirizzata lì a partorire last minute: ritornai a visitare Dolo solo vent’anni dopo la nascita, ma questa è un’altra storia). Un libro finito per caso in camera mia, quello di Musatti, quando ero un teenager e che lessi con curiosità, sorpresa, interesse. Naturalmente, in quel piccolo volumetto si parlava anche di interpretazione (freudiana) dei sogni. Ciò che volevo raccontarvi, però, è che anche io questa notte ho fatto un sogno. Ve lo racconto, come lo racconterei disteso su di un lettino, ma come vedrete non c’è molto da interpretare – almeno se lo leggiamo con occhi politici (poi, sul personale, chissà).</p>
<p>Ho sognato di vivere in un Paese rivoluzionato, pieno di giovani autonomi, allegro, un po’ rumoroso ma creativo e ricco. C’era un’atmosfera di fiducia tra la gente. Non so dire – il sogno non mi ha trasmesso questi dettagli – se fosse un Paese di evasori fiscali, ma direi di no. La stranezza vera di quel Paese, di quell’Italia immaginaria e onirica, era un’altra: vigeva una legge, per cui tutto il patrimonio dei genitori, se attivo, diventava proprietà del figlio appena questi nasceva. Per capirci: se uno aveva un solo figlio o una sola figlia, tutto il patrimonio si trasferiva all’erede (anzitempo). Se uno aveva due figli, il patrimonio diveniva al 50% di un figlio e al 50% dell’altro figlio. E così via. La normativa di quello stranissimo Paese era articolata: prevedeva comunque, per tutta la loro vita, il diritto di usufrutto dei genitori sugli immobili, e imponeva loro di curare e gestire l’ordinaria amministrazione dei beni di proprietà dei figli. La straordinaria amministrazione era subordinata a un provvedimento di un giudice, per scongiurare sperperi o altri usi egoistici di quel patrimonio. I genitori, peraltro, avevano diritto al mantenimento da parte dei figli in caso di necessità: in pratica, rientrava nell’ordinaria amministrazione dei beni dei figli anche un assegno di mantenimento per i genitori, ma solo ed esclusivamente laddove i genitori non fossero stati oggettivamente in grado di produrre il reddito necessario a mantenere se stessi e i pargoli (per cause di forza maggiore o comunque non imputabili).</p>
<p>Insomma, nel sogno si attuava e realizzava concretamente almeno un pezzo della teoria per cui “il mondo non lo abbiamo ereditato dai nostri padri, l’abbiamo preso in prestito dai nostri figli” (frase la cui attribuzione, leggo sul web, va dagli indiani Navajo al comico Roberto Benigni).</p>
<p>Mi sono svegliato pieno di domande, con mia figlia che mi chiamava (non per darmi l’assegno con cui comprarmi la prima colazione, ma per esigere un biberon con i biscotti). Prima di tutto, mi sono chiesto se quel Paese e quel regime economico avessero qualcosa a che fare con i sistemi comunisti o socialisti o pseudo-tali: la risposta era no, infatti l’Italia che avevo sognato era una società aperta e di libero mercato, in cui le persone potevano arricchirsi così come cadere in povertà. Le ricchezze si tramandavano all’interno della famiglia (non c’erano tasse di successione, ovviamente, sarebbe stato fuori luogo) e nessuno voleva “piallare” la diversità economica tra individui. Poi mi sono domandato quale effetto avrebbe avuto un siffatto meccanismo sull’imprenditorialità: voglio dire, se posso solo gestire l’ordinaria amministrazione dei beni che appartengono ai miei figli – e io non possiedo alcunché poiché tutto il mio patrimonio diventa automaticamente dei pargoletti – è evidente che non potrò arrischiarmi in pericolose start up, con quei soldi. Questo problema era reale: in quel Paese, evidentemente, si poteva e doveva osare, rischiare, investire solo dopo i 18 anni (anche prima, ma con l’autorizzazione del giudice tutelare) e prima di avere messo al mondo un figlio: in sostanza, quell’Italia riservava di fatto la creazione d’impresa a chi avesse avuto tra i diciotto e i 25-30 anni (ma uno avrebbe potuto non fare figli e restare nel pieno dominio di tutti i propri beni, &#8220;pagando&#8221; egoismo con solitudine generazionale). In effetti, ho pensato tra me e me, è quella l’età in cui si costruisce, perché è l’età in cui si sogna e si ama al massimo e si è anche un po’ incoscienti, cioè il periodo perfetto per innovare.</p>
<p>Altri effetti di quella legge, così particolare e rivoluzionaria ai miei occhi (chiusi), dovevano indubbiamente essere un’attenzione e una cura incredibili per la salvaguardia del mondo attuale.</p>
<p>Ora, io non so dire se quel Paese da sogno (o da incubo, de gustibus) avesse trovato la soluzione ideale di tutti i mali e di tutte le disparità inter-generazionali: so, tuttavia, che non mi dispiacerebbe fare una prova parziale, riformista, progressiva e non massimalista, nell’Italia reale. Come? Per esempio, con una legge che facesse diventare automaticamente di proprietà dei figli un terzo del patrimonio attivo dei genitori (solo se attivo, beninteso, le colpe dei padri non ricadano – almeno non subito – sui figli <img src='http://www.partitodegliesclusi.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> ), accompagnando questo &#8220;passaggio di titolarità&#8221; con forti agevolazioni fiscali. Follia? Eresia? O illuminazione nel pieno di una notte buia e tenebrosa? Ai nostri figli l’ardua sentenza.</p>
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		<title>Regalo di Natale al Governo: il Contratto Unico di Outsider</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 13:49:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Outsider</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Italia, Natale 2011 Carissime/i, trovate scaricabile da qui (clicca) il Regalo di Natale di Outsider – Partito degli Esclusi per la Ministra Elsa Fornero e il Viceministro Michel Martone, cioè la nostra Proposta di legge per il contratto unico. E&#8217; un testo modellato sull&#8217;idea di contratto unico del Sen. Pietro Ichino (contratto a tempo indeterminato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="center">Italia, Natale 2011</div>
<div>Carissime/i,</div>
<div>trovate scaricabile da qui (<a title="Contratto Unico - Proposta di legge di Outsider - Partito degli Esclusi" href="http://www.partitodegliesclusi.it/OUTSIDER_Contratto_Unico_PDL.pdf" target="_blank">clicca</a>) il <strong>Regalo di Natale</strong> di Outsider – Partito degli Esclusi per la Ministra Elsa Fornero e il Viceministro Michel Martone, cioè la nostra <strong>Proposta di legge per il contratto unico</strong>.</div>
<div>E&#8217; un testo modellato sull&#8217;idea di contratto unico del Sen. Pietro Ichino (<strong>contratto a tempo indeterminato per tutti, con superamento delle forme precarie di collaborazione</strong>) ma con diverse peculiarità. Innanzitutto, <strong>dopo un periodo transitorio</strong> di alcuni anni, il contratto unico a tempo indeterminato <strong>si applica a tutti i contratti e non solo a quelli nuovi</strong>: questo è necessario e opportuno <strong>per non passare dalla “padella” del dualismo orizzontale del mercato del lavoro, tra iper-garantiti e iper-precari, alla “brace” di un dualismo verticale e anagrafico, tra vecchi e giovani lavoratori</strong>. In secondo luogo, <strong>restano esclusi dall&#8217;applicazione dell&#8217;indennizzo i licenziamenti per giusta causa e responsabilità del lavoratore</strong>: questo criterio, <strong>insieme alla regola per cui la maggior parte dell&#8217;indennizzo sarà pagato dall&#8217;istituto di previdenza</strong> e non dall&#8217;azienda, <strong>riduce i costi che, altrimenti, renderebbero eccessivamente onerosa la riforma a carico delle imprese</strong>.</div>
<div><strong>Confidiamo nel fatto che il Governo Monti sappia ascoltare e prenda in considerazione questa nostra proposta</strong>: una proposta che non viene dai sindacati né dai partiti, ma da una parte di società civile composta da <strong>giovani lavoratori, donne, italiani all’estero per necessità e virtù e stranieri di seconda generazione in Italia</strong>, cioè da chi finora non si è riconosciuto nei vecchi schemi e non ha avuto abbastanza voce, rappresentanza, forza politica nel nostro Paese.</div>
<div>Siamo a disposizione del Governo per illustrarla.</div>
<div>Cari auguri a tutti, e buona lettura!</div>
<div>I Portavoce di OUTSIDER – Partito degli Esclusi</div>
<div><a title="http://www.partitodegliesclusi.it/?page_id=382" href="../?page_id=382">http://www.partitodegliesclusi.it/?page_id=382</a></div>
<div><a href="mailto:info@partitodegliesclusi.it">info@partitodegliesclusi.it</a></div>
<div><em>Outsider – Partito degli Esclusi, malgrado il nome, non è un partito (non c’interessa l’ennesimo inutile partitino in Italia) ma un movimento che vuole trasformare i vecchi partiti e far nascere un nuovo modo di affrontare le scelte politiche. I problemi sono reali. I temi da affrontare sono delicati e seri. Le difficoltà generate dalla “società italiana duale” sono durissime. Per questo facciamo un “partito della seconda tessera” per chi già ne ha una ma vorrebbe portare valori diversi e più attuali nel dibattito politico, della prima tessera per chi non crede nei vecchi partiti ma sente di volersi impegnare per cambiare strutturalmente l’Italia. ESC non è estremista, non agirà per buttare via quanto di buono il Paese esprime. ESC non vuole raccontare balle ben vestite né promettere miracoli. Siamo arrabbiati, delusi, competenti, siamo professionisti e lavoratori che non vogliono il posto fisso ma esigono opportunità vere.</em></div>
<div><em><a href="http://www.partitodeglioutsider.it/">www.partitodeglioutsider.it</a> </em></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Monti parli alla Nazione e ascolti gli Outsider</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 16:16:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Outsider</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Monti ascolti gli Outsider, e dica la verità al Paese. Emergano chiaramente chi sono i responsabili della crisi e quali sono le scelte che ci hanno portato al collasso finanziario Roma, 4 dicembre 2011 &#8211; &#8220;Il Presidente del Consiglio Mario Monti deve capire che il suo ruolo oggi non può essere quello di chi fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
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<div><strong>Monti ascolti gli Outsider, e dica la verità al Paese. Emergano chiaramente chi sono i responsabili della crisi e quali sono le scelte che ci hanno portato al collasso finanziario</strong></div>
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<div>Roma, 4 dicembre 2011 &#8211; &#8220;Il Presidente del Consiglio Mario Monti deve capire che il suo ruolo oggi non può essere quello di chi fa l&#8217;ennesima manovra senza crescita, tagli e liberalizzazioni: per quello andavano bene i precedenti governi, e abbiamo visto dove siamo finiti. “</div>
<div>Inizia così il comunicato stampa di Outsider &#8211; Partito degli Esclusi, il movimento trasversale che raccoglie giovani, donne, italiani all&#8217;estero e stranieri di seconda generazione in Italia, sulle scelte che sta per prendere il Consiglio dei Ministri.</div>
<div></div>
<div>“E&#8217; importante che il Governo, nel chiedere sacrifici, spieghi agli italiani chi sono i responsabili della crisi e quali sono le scelte che ci hanno portato al collasso finanziario. Chi ci ha portato a questo punto dovrà essere considerato un &#8220;impresentabile&#8221; da tutti i partiti e sparire dalla scena politica.</div>
<div>Se non sa o non vuole farlo, che si dimetta, chiedendo al Parlamento di cambiare legge elettorale come unico atto e ridando la parola agli elettori.&#8221;</div>
<div></div>
<div>&#8220;Il Governo deve ascoltare le richieste di grandi riforme dei figli dell&#8217;Italia nati dopo il 1970 &#8211; cioè l&#8217;anima del Paese d&#8217;ora in avanti. Noi queste richieste le abbiamo trascritte in una <a href="http://www.partitodegliesclusi.it/?p=432">lettera aperta al Governo</a> che abbiamo presentato pubblicamente alcune settimane fa.</div>
<div>Noi Outsider, cioè le categorie produttive di classe media e di nuova generazione, meno rappresentate e più penalizzate del Paese, ci aspettiamo libertà e apertura, trasparenza e competizione, opportunità e verità, riequilibrio inter-generazionale degli sforzi economici. E per fare questo, Monti parli già oggi alla Nazione, a reti unificate e senza andare a Porta a Porta.&#8221;</div>
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<div><a href="http://www.partitodeglioutsider.it/">www.partitodeglioutsider.it</a></div>
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		<title>Lettera aperta a Mario Monti</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 17:20:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Outsider</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Italia, 10 novembre 2011 Egregio Senatore a vita, Prof. Mario Monti, siamo un movimento di liberi cittadini, Outsider &#8211; Partito degli Esclusi, che ha deciso di rimboccarsi finalmente le maniche per aprire le porte dei Palazzi facendo entrare aria fresca. Siamo stati esclusi e penalizzati dalle cricche e dalle vecchie Caste, che decidono sempre contro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Italia, 10 novembre 2011</span></p>
<p style="text-align: left;" align="justify"><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Egregio Senatore a vita, Prof. Mario Monti,</span></p>
<p style="text-align: left;" align="justify"><span style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;">siamo un movimento di liberi cittadini, Outsider &#8211; Partito degli Esclusi, che ha deciso </span><span style="color: #000000;">di rimboccarsi finalmente le maniche per aprire le </span><span style="color: #000000;"><strong>porte dei Palazzi facendo entrare aria fresca</strong></span><span style="color: #000000;">. Siamo stati </span><span style="color: #000000;"><strong>esclusi</strong></span><span style="color: #000000;"> e </span><span style="color: #000000;"><strong>penalizzati</strong></span><span style="color: #000000;"> dalle cricche e dalle vecchie Caste, che decidono sempre contro i giovani, il futuro e l&#8217;innovazione, </span><span style="color: #000000;"><strong>ma</strong></span><span style="color: #000000;"><strong>crediamo ancora nella Politica</strong></span><span style="color: #000000;">. Finora ci siamo tenuti in disparte perché il sistema scaccia chi è più competente e idealista ma adesso è arrivato il momento di lanciare il cuore oltre l&#8217;ostacolo. Vogliamo far crescere la libertà di ognuno in una società pluralista e multietnica. Ci proponiamo di costruire regole di convivenza che aumentino le opportunità individuali e di vigilare affinché la libertà non sia un diritto teorico ma una effettiva condizione di vita. Adottiamo i valori e il metodo </span><span style="color: #000000;"><strong>liberaldemocratici</strong></span><span style="color: #000000;"> e </span><span style="color: #000000;"><strong>laici</strong></span><span style="color: #000000;">, perché, alle prove della storia, si sono dimostrati gli strumenti più efficaci per molteplici obiettivi: dare modo ad ogni donna e ad ogni uomo di esprimere se stessi e interagire con gli altri, potenziare la conoscenza affidando la libertà di ricerca a scienziati responsabili e trasparenti, promuovere il benessere con il cambiamento innovativo, amministrare la giustizia nel segno del diritto e della dignità umana, influenzare il futuro poggiando sulla memoria del passato e sulla sua eredità di cultura e di bellezza. Questa nostra identità politica ci distingue da tutti coloro che, a destra, al centro e a sinistra, non mettono la libertà e il rispetto della persona prima di ogni valore. </span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="justify"><span style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;">La classe politica e dirigente attuale ha fallito in quasi tutto, consegnandoci un </span><span style="color: #000000;"><strong>Paese mutilato culturalmente ed economicamente</strong></span><span style="color: #000000;">. C&#8217;è una sola cosa che i suoi rappresentanti possono fare, se davvero hanno a cuore le nostre sorti, ed è quella di farsi da parte. E&#8217; finito il tempo di elencare cosa non va e ascoltare l&#8217;ennesima di tante proposte di cambiamento, tutte inconsistenti quanto prive di qualsiasi fondamento. E&#8217; finito il tempo della retorica da cui ci siamo fatti rapire troppo a lungo: berlusconismo e antiberlusconismo sono oggi la stessa cosa; come lo sono destra e sinistra, o tutte quelle sigle che del cambiamento hanno fatto il loro </span><span style="color: #000000;"><em>mantra</em></span><span style="color: #000000;"> ma che alla prova dei fatti sono solo i cloni rivestiti di chi li ha preceduti; come lo sono quei movimenti elitari, salottieri, intellettuali, il cui unico interesse è sovvertire gli equilibri del potere per rimpiazzarli con mali peggiori.</span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="justify"><span style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;">Noi dobbiamo invece trovare il coraggio di reagire prima che sia troppo tardi, prima che il sogno muoia sotto il peso della frustrazione. </span><span style="color: #000000;">La </span><span style="color: #000000;"><strong>nostra macro-generazione</strong></span><span style="color: #000000;"> deve decidere se lasciare il proprio futuro nelle mani</span><span style="color: #000000;"> di chi ci sta trascinando verso il baratro economico e culturale, delle corporazioni che uccidono ogni libera iniziativa, della burocrazia di uno Stato che complica, invece di chiarire, la vita al cittadino, o se riprendere in mano le redini del proprio destino.</span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="justify"><span style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;">Vogliamo </span><span style="color: #000000;"><strong>che l&#8217;Italia ritorni ad essere un sogno, un modello, un punto di riferimento </strong></span><span style="color: #000000;">per tutti e non solo per la sua storia o per il suo territorio</span><span style="color: #000000;"><em>,</em></span><span style="color: #000000;"> anch&#8217;esso ormai umiliato dall&#8217;incapacità dei suoi amministratori. Vogliamo costruire la Società aperta, che non abbia paura del nuovo, dello straniero, della concorrenza. Noi non siamo contro la politica ma, al contrario</span><span style="color: #000000;"><strong>, siamo per una politica che non invada la sfera dell&#8217;iniziativa privata</strong></span><span style="color: #000000;">, non sia orientata solo al potere ma rappresenti ed elabori la moltitudine degli interessi individuali senza compromettere il futuro di qualcuno.</span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="justify"><span style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"><strong>Questa è l&#8217;Italia degli outsider e degli esclusi, di quelle generazioni che, nonostante tutto, hanno iniziato o continuano a creare idee e prodotti di successo, a lavorare duro, a cambiare il mondo.</strong></span><span style="color: #000000;"> Ci siamo ritrovati tra decine di giovani, uomini e donne, italiani all&#8217;estero e stranieri in Italia, finora penalizzati ed estromessi dalle grandi scelte strategiche del Paese. Alcuni di noi hanno una tessera di partito e porteranno i nostri valori in quelle organizzazioni per tramutarle dall&#8217;interno, altri sono sempre stati fuori dai partiti e ora vogliono aiutare l&#8217;Italia a tornare una meta, un desiderio e non una ragione di fuga. </span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="justify"><span style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"><strong>Abbiamo le idee chiare: aprire la società per dare più potere ai cittadini e liberalizzare il mercato per stimolare l&#8217;iniziativa individuale.</strong></span><span style="color: #000000;"> Ma abbiamo soprattutto un metodo &#8211; che chi ha la presunzione di rappresentarci (la politica) e di comandarci (la gerontocrazia imperante) non ha. Siamo per il </span><span style="color: #000000;"><strong>metodo scientifico</strong></span><span style="color: #000000;"> nella soluzione dei problemi, siamo per la </span><span style="color: #000000;"><strong>trasparenza</strong></span><span style="color: #000000;"> e la </span><span style="color: #000000;"><strong>verificabilità dei dati</strong></span><span style="color: #000000;"> su cui si basano le decisioni politiche, affinché chi le propone sappia motivarle e se ne prenda le responsabilità. Siamo quelli che vogliono che i cialtroni si facciano da parte, per lasciare spazio a chi sa coniugare esperienza e competenze nell&#8217;interesse di tutti. </span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="justify"><span style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;">Sosteniamo </span><span style="color: #000000;"><strong>l’urgenza di grandi riforme</strong></span><span style="color: #000000;">, che modifichino strutturalmente gli assetti industriali e finanziari del Paese. La nostra analisi muove dalla constatazione che – con l’avvento della globalizzazione e della conseguente dimensione “liquida” dell’economia – non ha più senso parlare di paesi sviluppati e di paesi in via di sviluppo: </span><span style="color: #000000;"><strong>ogni nazione deve considerarsi continuamente in via di sviluppo</strong></span><span style="color: #000000;"> e quindi bisognosa non solo di libero mercato ma anche di regole e controlli da parte dello Stato. Il sistema produttivo italiano è arretrato e in declino, sopravvive grazie alle rendite: da un lato dobbiamo insistere per l’attuazione di politiche settoriali che incentivino l’innovazione e la produttività delle imprese italiane, favorendone la buona competitività sul mercato globale. E’ inutile continuare a fabbricare t-shirts o bulloni, con i giganti asiatici ormai in gioco, mentre </span><span style="color: #000000;"><strong>è sensato puntare sulle produzioni a più alto valore aggiunto</strong></span><span style="color: #000000;"> in comparti quali la chimica, l’elettronica di precisione, l’informatica, i servizi tecnologici avanzati, le cosiddette “industrie verdi” e le fonti energetiche rinnovabili. Da rilanciare inoltre un </span><span style="color: #000000;"><strong>turismo di alta qualità e di potente richiamo internazionale</strong></span><span style="color: #000000;">. Naturalmente, va sostenuto il </span><span style="color: #000000;"><strong>made in Italy</strong></span><span style="color: #000000;"> della moda, dell’enogastronomia e dell’artigianato, settori che tuttavia non basterebbero mai, da soli, a farci competere con le economie emergenti. Dall’altro lato, è indispensabile dotare l’Italia di </span><span style="color: #000000;"><strong>infrastrutture e trasporti</strong></span><span style="color: #000000;"> che giustifichino lo sviluppo e gli investimenti, con nuove reti materiali e immateriali. Autostrade più grandi, collegamenti ferroviari ad alta velocità, un trasporto aereo nazionale efficiente e sano, porti e aeroporti in grado di trasformare i nostri scali in veri e propri HUB del mercato euro-asiatico. Ma sono necessarie anche </span><span style="color: #000000;"><strong>reti di trasmissione-dati ad alta e altissima velocità, e la copertura con adsl </strong></span><span style="color: #000000;">dei tanti Comuni che in Italia ancora non ne sono raggiunti. Una </span><span style="color: #000000;"><strong>informatizzazione e uno snellimento della Pubblica Amministrazione</strong></span><span style="color: #000000;"> sono condizioni di base per aprire le porte allo sviluppo e un volano per l’informatizzazione dell’intera società civile (imprese e cittadini). Infine, siamo a favore di una massiccia e autentica </span><span style="color: #000000;"><strong>liberalizzazione di mercati primari</strong></span><span style="color: #000000;"> per l’economia italiana (energia, comunicazioni, trasporti, servizi pubblici locali). Tutto questo, mentre un debito mostruoso e la crisi finanziaria mettono a repentaglio la tenuta economica dello Stato e il futuro delle nuove generazioni, che dovranno pagare prezzi enormi per le spese folli del passato. </span><span style="color: #000000;"><strong>Rifiutiamo proposte demagogiche</strong></span><span style="color: #000000;"> quali la riduzione fine a sé stessa dell’imposizione fiscale. Per quanto riguarda le nuove imprese e in particolare l’imprenditoria giovanile e femminile, sosteniamo con forza la necessità di interventi che non siano di facciata o irrilevanti (come microcrediti di poche migliaia di euro, che andrebbero bene in Paesi poverissimi) bensì radicali e realmente motivanti: per esempio, la predisposizione di un </span><span style="color: #000000;"><strong>Fondo di Garanzia per i giovani neo-imprenditori e dei relativi accordi con il sistema bancario</strong></span><span style="color: #000000;">, affinché le nuove generazioni siano incoraggiate e facilitate nell’ottenimento del credito per la creazione d’impresa. Inoltre, sarebbero decisivi gli </span><span style="color: #000000;"><strong>esoneri dai minimi contributivi Inps</strong></span><span style="color: #000000;"> (spesso delle autentiche “strozzature” per le giovani start-up commerciali). In generale, vorremmo il Ministero dell’Economia e della Gioventù, in uno.</span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Siamo consapevoli che buona parte dei ragionamenti sulla flessibilità/precarietà/dualità del lavoro non si risolvono senza sanare e trasformare il sistema produttivo, che ne costituisce la base. <strong>Senza buone imprese, non c’è buon lavoro.</strong> Tuttavia, ci sono state anche una serie di mancate scelte a favore o, peggio, di scelte prese contro la categoria dei più giovani e precari. Si può fare qualcosa, in Italia, malgrado le difficoltà economiche di fondo. In primo luogo, non riservando alle sole nuove generazioni lo status di “flessibili”, facendo scelte politiche di condivisione inter-generazionale della elasticità lavorativa. <strong>Siamo per il contratto unico di lavoro</strong>.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #000000; font-family: Arial;">In secondo luogo, ponendo le basi per un <strong>sistema di welfare più moderno</strong>, “delle opportunità”, che consenta ai giovani di non restare stagisti a vita, di mettere a frutto con nuove formazioni professionali i momenti di stand-by lavorativo, di reggere al contraccolpo rappresentato da una improvvisa perdita del reddito. A questo, aggiungiamo una constatazione preoccupante: più della metà dei giovani precari risulta oggi al servizio della Pubblica Amministrazione, dove invece resistono – come testimoniano innumerevoli e seri studi – importanti sacche di personale improduttivo e inamovibile, di età sicuramente più avanzata. Un ulteriore aspetto di ingiustificata penalizzazione dei giovani lavoratori è la <strong>progressiva dequalificazione del lavoro</strong>, con stipendi troppo bassi e una strisciante proletarizzazione del ceto medio italiano di domani (generazione 1000 euro).</span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Infine, i <strong>contributi alla famiglia</strong>: assegni, deduzioni, detrazioni e servizi (come asili nido) che, sul modello tedesco, diano ossigeno e prospettive ai giovani nella creazione di nuovi nuclei familiari con figli, per tornare ad una crescente natalità, per superare la crisi di progettualità e di futuro delle nostre generazioni. In buona parte, tutti questi punti possono e devono essere affrontati con politiche che distribuiscano in maniera più equa gli sforzi tra i vari strati della “società anagrafica” italiana.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Constatiamo con preoccupazione come una valanga di centinaia e centinaia di miliardi di euro si prepari a travolgere il <strong>sistema pensionistico italiano</strong>, nei prossimi anni. Questo denaro, che dovrà essere pagato in toto da chi oggi ha meno di 40 anni, rischia di innescare una grave crisi economica e sociale nel Paese. Le nostre generazioni dovranno farsi carico del mantenimento dei più anziani con proporzioni di spesa che porteranno molti milioni di persone, ora giovani, verso livelli di vera e propria povertà. Per questo vogliamo l’innalzamento dell’età pensionistica a 65 anni, uguale per uomini e donne.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Per non impedire il ricambio generazionale e tuttavia fare i conti con la più elevata età di abbandono del lavoro, serve poi una profonda riflessione sulle soluzioni da applicare alla “ageing society” (la società che invecchia): soluzioni che consentano di mantenere il contributo produttivo dei più anziani, insieme favorendo l’assunzione di responsabilità e la qualificazione professionale dei più giovani.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Appoggiamo l’idea di una ragionata e generalizzata (ma non ottusa) <strong>apertura dei mercati e degli accessi alle professioni</strong>, con il passaggio dagli Ordini alle associazioni. In Italia, ai fini di tutelare e “blindare” le condizioni sociali ed economiche di determinate categorie professionali, si è arrivati alla creazione di vere e proprie caste, dannose se si vogliono professionisti più giovani e meglio preparati. Siamo inoltre a favore della superamento del valore legale del titolo di studio, come avvenuto in diversi Paesi europei, affinché la competizione debba giocarsi sul terreno delle competenze, della bravura, della qualità dei servizi offerti e non delle formalità dei ruoli.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Introdurre criteri meritocratici sostanziali nelle Università italiane, premiando le ricerche di maggior valore e superando inutili baronati, è uno dei nostri obiettivi principali. La creazione di un Fondo per l’Innovazione ad hoc, come si vuole realizzare su scala globale ad opera della Banca Mondiale e dell’ONU nei confronti della ricerca pubblica/privata, sembra un’idea applicabile anche al microcosmo nazionale italiano. Per quanto riguarda la <strong>formazione universitaria</strong>, è necessario un sistema più selettivo e maggiormente collegato al mondo economico privato: a tal fine, ha certamente senso orientare i giovani verso facoltà scientifiche, per favorire la formazione di competenze realmente necessarie in un sistema produttivo moderno, ma senza penalizzare quelle artistiche e umanistiche che costituiscono un punto strategico per la presenza italiana nel panorama mondiale.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Crediamo nel <strong>progetto di Stati Uniti d’Europa</strong>, condividendo la visione di un federalismo verso l’alto che consenta agli Stati membri di mantenere le proprie differenze e peculiarità, oltre che una propria autonomia istituzionale e un’identità culturale forte ma aperta all’integrazione tra popoli di diverse origini. Sosteniamo la necessità di una conformazione europea poliarchica più vicina ai cittadini-elettori, con l’accentuazione dei caratteri democratici nella scelta dei rappresentanti e nell’esercizio dei compiti di governo. Siamo a favore di una UE dotata di personalità unitaria e ben definita nelle materie di politica estera, energetica e commerciale internazionale.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #000000; font-family: Arial;"><strong>Contestiamo ogni forma di estremismo</strong>, sia esso di tipo religioso, culturale, politico. Sostiene inoltre fermamente il valore imprescindibile della laicità degli Stati. Non può quindi che disapprovare fenomeni di violenza politica e di integralismo, ovunque questi si verifichino. Quanto all’immigrazione in Italia, crediamo necessaria un’integrazione che non sacrifichi i diritti umani e le diversità culturali di origine, ma nemmeno rifiuti i principi di osservanza della legalità e di rispetto delle culture ospitanti. Alcune persone, poi, non possono essere considerate “ospiti”: è inaccettabile che molti giovani italiani, seconde generazioni figlie di immigrati, non abbiano la cittadinanza malgrado siano, spesso, persino più italiani di noi per cultura, esperienza e aspirazioni personali.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #000000; font-family: Arial;"><strong>Non siamo per l’anti-politica</strong>. Siamo per un nuovo ruolo forte dei partiti politici, anziché per il loro definitivo superamento. L’attuale configurazione dei partiti italiani – più simili a comitati elettorali dominati da piccole elites – è però inefficiente e non garantisce a queste fondamentali organizzazioni di svolgere la loro essenziale funzione di tramiti rappresentativi tra la cittadinanza e l’amministrazione politica. Il riferimento al “metodo democratico”, inserito nella Costituzione all’articolo 49, ha dimostrato d’essere eccessivamente blando e generico: bisogna fissare le regole di funzionamento interno dei partiti con maggiore precisione, come accade per esempio in Spagna e Germania, a livello costituzionale o almeno legislativo ordinario. Pensiamo per esempio a una regolazione attenta delle primarie e alle tutele delle pari opportunità. Solo in questo modo, con strutture di partito realmente contendibili e in grado di formare, selezionare e dare occasioni di emersione ai soggetti più capaci, si potrà tornare a parlare di “ricambio di classe dirigente”, paroloni altrimenti vuoti e da salotto.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #000000; font-family: Arial;">La <strong>democraticità dei meccanismi interni di partito</strong> consentirebbe inoltre di evitare discriminazioni sulla mera base delle disponibilità economiche o della fama degli attori politici, mettendo anche i più giovani – solitamente meno “attrezzati” – nelle condizioni di competere e di raccogliere consensi, a tutto vantaggio della democrazia. Siamo contro un sistema non meritocratico di pure cooptazioni. Riteniamo necessario che – soprattutto in un periodo in cui la lontananza dei cittadini dalla politica è ai massimi – sia ridata agli elettori la possibilità di scegliere il proprio candidato. Sosteniamo la necessità di riforma del sistema elettorale, in senso proporzionale alla tedesca (con sbarramento al 5%) o maggioritario alla francese (con doppio turno). Entrambe queste soluzioni consentirebbero una più efficace governabilità del Paese, riducendo la presenza e il peso delle forze troppo piccole o estreme.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Quanto detto a proposito dei sistemi di democraticità interna dei partiti, logicamente, ci porta a non volere meccanismi quali le quote-rosa o le quote-giovani: trucchi inutili se in presenza di partiti sani, solidi e rappresentativi. Un’analoga analisi, con le medesime premesse sulla “salute” dei partiti, va fatta circa le preferenze: siamo per la loro reintroduzione, ma richiamiamo l’attenzione sul fatto che spesso l’espressione di preferenze verso singoli nomi, nelle liste e specialmente con circoscrizioni troppo grandi, non va a vantaggio dei candidati con meno mezzi materiali, premiando invece in molti casi gli investimenti economici più ingenti e i legami clientelari. Per questo, servono controlli e una maggiore trasparenza sull’operato dei candidati e degli eletti.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #000000; font-family: Arial;"><strong>Crediamo nella somma validità dei principi contenuti nella Carta Costituzionale, ma non pensiamo che questa sia intangibile e irriformabile a tutti i costi</strong>, laddove ciò avvenga in modo responsabile e senza stravolgimenti. Questo significa disapprovare le modifiche fatte a colpi di maggioranza, ma anche insistere affinché si creino le condizioni per una revisione della Costituzione il più possibile armonica, partecipata e condivisa: attraverso l’istituzione di un’Assemblea Costituente, che permetta di riscrivere le regole del gioco senza strappi e con animo politico costruttivo. Un’Assemblea alla quale contribuiscano anche i rappresentanti delle categorie finora escluse dal dibattito politico, rinnovando così quello spirito costituente e quel sentimento di impegno civile che furono alla base della nascita repubblicana. Siamo convinti che la Carta, con le dovute prudenze, possa e debba essere integrata anche nella sua prima parte, quella dei princìpi, adeguandola alle nuove esigenze della modernità; quanto agli assetti amministrativi dello Stato, non ci convince un federalismo moltiplicatore di costi, anzi appoggiamo l’idea di eliminare enti e strutture inutili (ad esempio le Province) e di snellire lo Stato burocratico a favore di una più sensata integrazione verso l’alto, trovandoci nel contesto europeo e confrontandoci con le problematiche causate dalla globalizzazione.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="justify"><span style="font-family: Arial;"><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Siamo l&#8217;Italia di chi vuole innovare; di chi non ha paura del diverso, consapevole che è nella diversità che prende forma l&#8217;evoluzione. Oggi siamo noi a sentirci diversi, estranei ad un sistema in cui non ci possiamo più riconoscere, ostile al merito e alla libera iniziativa.</strong></span></span><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Noi Outsider c</strong></span></span><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>i stiamo riunendo per provare a cambiare, per riprenderci quello spazio individuale che appartiene solo a noi e alle generazioni che ci seguiranno</strong></span></span><span style="color: #000000;">. Siamo stanchi di farci umiliare assistendo al teatrino quotidiano del nulla, assuefatti dall&#8217;arte retorica dei suoi attori ed emissari. Non vogliamo vivere con il rimorso verso i nostri figli e nipoti, verso noi stessi, il rimorso di chi ha solo subito. Forse falliremo, ma sarà comunque un successo averci provato mentre tutto sembrava addormentato, scontato, rassegnato. Un successo per chi ama il nostro Paese, per chi vuole costruire un&#8217;Italia aperta, prosperosa, di cittadini liberi.</span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Ora, Lei è in procinto di diventare il nostro Presidente del Consiglio, alla guida di un Governo di solidarietà nazionale che potrà veramente trasformare a fondo l&#8217;Italia. In Lei e nella responsabilità del Parlamento, noi Outsider riponiamo oggi molte speranze. Il momento è drammatico, non ci deluda, deluderebbe il futuro di questo magnifico, creativo, ferito Paese.</span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><span style="color: #000000; font-family: Arial;"><em>Gianpiero Alaimo (Dirigente d&#8217;azienda), Fabio Giuseppe Angelini (Avvocato), Paolo Balboni (Avvocato), Marco Bertolotto (Medico), Armando Biondi (Imprenditore), Luca Bolognini (Avvocato), Stefano Brustia (Avvocato), Daniele Catteddu (Dirigente), Sandro Cotellessa (Impiegato), Francesco Dagnino (Avvocato), Marco De Amicis (Giornalista), Annamaria De Michele (Avvocato), Piercamillo Falasca (Economista), Marco Ferraro (Funzionario europeo), Guglielmo Forgeschi (Medico), Valentina Gavioli (Avvocato), Michele Gerace (Giurista), Fred Kuwornu (Regista), Lorenzo Lo Basso (Giornalista), Francesco Lucà (Dottore Commercialista), Simone Maccaferri (Funzionario di banca), Caterina Mannacio Soderini (Impiegata), Sara Marcozzi (Avvocato), Luigi Massa (Avvocato), Simona Nalin (Assistente Parlamentare), Flavio Notari (Economista), Alessandro Olmo (Avvocato), Pietro Paganini (Docente universitario), Gianfranco Passalacqua (Avvocato), Marco Piana (Private equity), Antonio Picasso (Giornalista), Massimo Preziuso (Ingegnere), Roberto Race (Giornalista), Morena Ragone (Giurista), Giuseppe Ragusa (Docente universitario), Stefano Rampinini (Imprenditore), Alessandro Rapisarda (Consulente del Lavoro), Roberto Ruggiero (Impiegato), Lucio Scudiero (Giurista), Fabiana Tenerelli (Imprenditrice), Valerio Togni (Economista), Marco Toia (Odontoiatra), Alessandro Tuffu (Imprenditore), Marco Villa (Venture capitalist) – e gli altri cittadini del </em><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.partitodeglioutsider.it/"><em>www.partitodeglioutsider.it</em></a></span></span><em> </em></span></p>
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		<title>Confessione di un serial killer italiano</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 16:49:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Outsider</dc:creator>
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